"Niente è più prezioso della dignità umana"

Consigliera federale Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.
Evento commemorativo per ex collocati a servizio e vittime di misure coercitive a scopo assistenziale, Berna, 11 aprile 2013: discorso della consigliera federale Simonetta Sommaruga

Signore e Signori

Oggi non è un giorno facile.
È un giorno importante.

Un giorno importante per voi, per tutti gli ex collocati a servizio e le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale.

Ed è un giorno importante per tutti noi – per la Svizzera e la storia del nostro Paese.

Eppure, Signore e Signori, per quanto questo giorno possa essere importante – non può in alcun modo ripagarvi dei torti subiti nella vostra vita.

Poiché non esistono parole, neppure le più elette, in grado di cancellare l’accaduto.

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Tutti voi, riuniti in questa sala, sapete cos’è accaduto: siete testimoni del tempo.

Molti dei presenti, donne e uomini, sanno cosa significa essere affidati a estranei, senza protezione e senza spiegazione – disprezzati, umiliati, bistrattati.

Molti in questa sala sanno fin troppo bene come si sente chi è ridotto all’impotenza. E molti sanno cosa significa essere maltrattati nel corpo e nella mente, o addirittura subire abusi sessuali.

Oggi tra noi siedono donne e uomini sterilizzati contro la loro volontà; madri cui è stato portato via il figlio soltanto perché erano nubili; donne costrette ad abortire o a dare in adozione la loro creatura.

Sono cose realmente accadute, ma che non dovranno accadere mai più.

Perché sono ferite che non rimarginano mai del tutto; ferite insanabili.

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Privare un bambino delle cose che servono a ogni bambino – amore, affetto, attenzione, rispetto – è spietato.

Sottoporre un bambino o un adulto a violenza fisica o psichica, strappandogli per di più ogni speranza di poter mai essere protetto e tutelato, è una violazione della dignità umana.

E niente, proprio niente è più prezioso della dignità umana.

Lo affermo come cittadina, lo confermo come ministro di giustizia, e lo ripeto come membro del Governo nazionale: niente è più prezioso della dignità umana!

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Vari ex collocati a servizio e altre vittime di misure coercitive a scopo assistenziale si sono rivolti a me nella mia qualità di Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, sottoponendomi numerose richieste di svariata natura. Molte sono le domande sorte, ma una cosa mi era chiara sin dall’inizio.

Non possiamo continuare a far finta di niente.

Perché è quello che stiamo facendo da troppo tempo.

Non riesco a levarmi dalla mente quanto raccontatomi da una vittima. Pare che ancora oggi si sente messa alle strette e attanagliata da un senso di oppressione quando attraversa il villaggio in cui sono successe tante cose. Non tanto però per la sofferenza patita, ma perché nessuno in tutto il borgo ha mai indagato sulla sua sorte, perché nessuno voleva sapere come stava e come si sentiva.

Questa storia non riguarda soltanto le vittime e i loro carnefici.

Riguarda tutti noi.

Perché anche far finta di niente è un’azione.

Chi fa finta di niente e preferisce non sapere, chiude gli occhi davanti all’evidenza. E per una società niente è più pericoloso della cecità.

Tuttavia, una società che non affronta i capitoli più amari del proprio passato rischia di ripetere gli stessi errori – prima o poi.

La maturità di una società si riconosce dal suo modo di affrontare il passato.

Ecco perché auspico che questo giorno sia anche un manifesto della volontà di tenere gli occhi aperti e di impedire che la realtà venga rimossa o dimenticata.

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È per questi motivi che ho voluto un momento commemorativo. Oggi siamo qui per ricordare i torti commessi. Tengo comunque a specificare in tutta chiarezza che questo evento commemorativo non marca la fine, bensì l’inizio dell’approfondimento di un oscuro capitolo della storia sociale svizzera.

Parecchie misure sono già state instradate.

Ogni Cantone ha già designato le strutture destinate all’accoglienza delle vittime, che riceveranno assistenza anche nelle domande riguardanti i loro dossier.

Resta comunque molto da fare:

  • Voglio una ricostruzione storica completa della questione. Noi tutti dobbiamo sapere cosa è capitato ai bambini collocati a servizio e alle altre vittime di misure coercitive a scopo assistenziale in Svizzera. Perché per riconoscere un torto bisogna conoscerlo.
  • L’argomento va affrontato anche dal punto di vista giuridico.
  • Infine si pongono anche quesiti di carattere finanziario o di altro tipo.

Ho quindi nominato un delegato per le vittime di misure coercitive a scopo assistenziale: Hansruedi Stadler, già consigliere agli Stati.

In veste di mediatore imparziale, il signor Stadler è chiamato ad assolvere un compito difficile e importante: è incaricato di intraprendere i passi necessari per affrontare finalmente senza indugio tutti i punti e le domande ancora aperti.

Il signor Stadler indirà pertanto una tavola rotonda nel corso delle prossime settimane.

In questa tavola rotonda interverranno, accanto ai diretti interessati e alle loro organizzazioni, anche tutti i promotori dell’evento commemorativo, perché è importante che tutte le parti coinvolte partecipino ai prossimi passi.

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Signore e Signori, lo sappiamo bene: non tutti i bambini collocati a servizio hanno conosciuto una cattiva sorte; già allora era possibile comportarsi con umanità e decenza, e in tanti lo hanno fatto.

Certo, erano altri tempi. Tuttavia, sebbene oggi per fortuna guardiamo tutto con altri occhi, non voglio comunque che si relativizzi troppo l’accaduto.

Dopotutto, la dignità umana non è un’invenzione del nostro secolo.

La madre cui si strappava il neonato allora non nutriva sentimenti diversi da quelli che proverebbe una madre dei nostri giorni.

E un bambino disprezzato, umiliato e maltrattato all’epoca non soffriva meno di un bambino cui ciò accadrebbe oggi.

Signore e Signori, non avete colpa per ciò che avete patito.

Perciò è ora che otteniate quanto finora è stato negato a tutti voi, ex collocati a servizio e vittime di misure coercitive a scopo assistenziale.

Dal profondo del cuore vi chiedo, a nome del Governo Svizzero, sinceramente scusa per la sofferenza che vi è stata inflitta.

Vi ringrazio di essere presenti a questo evento commemorativo. Difatti, oggi è un giorno importante – perché voi siete importanti!

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Ultima modifica 11.04.2013

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